Vittorio Emanuele III di Savoia
Vittorio Emanuele III di Savoia, nato a Napoli l'11 novembre 1869 da Umberto I e Margherita di Savoia, ricevette alla nascita il titolo di Principe di Napoli con l'intento di consolidare simbolicamente l'unità nazionale da poco raggiunta. Salito al trono nel 1900, guidò il Regno d'Italia per quarantasei anni, un periodo eccezionalmente lungo durante il quale assunse anche i titoli di Imperatore d'Etiopia e Re d'Albania, oltre alla qualifica di Primo maresciallo dell'Impero.
Il suo regno fu caratterizzato da profonde trasformazioni e drammatici eventi storici: comprese i due conflitti mondiali, il passaggio dallo Stato liberale a quello fascista e la sua successiva caduta, la risoluzione della questione romana nel 1929 e il raggiungimento della massima espansione coloniale e territoriale italiana. Sotto la sua corona vennero inoltre introdotte le prime significative tutele sociali e fu istituito il suffragio universale, prima maschile nel 1912 e infine femminile nel 1946.
La sua figura, definita "Re soldato" per la costante presenza al fronte durante la prima guerra mondiale, rimane legata a decisioni cruciali e controverse, quali l'ingresso dell'Italia nei conflitti mondiali, l'avallo al regime fascista, la sottoscrizione delle leggi razziali e la gestione degli eventi successivi all'armistizio del 1943 con l'allontanamento di Mussolini e l'abbandono di Roma. Nel maggio del 1946, nel tentativo di salvaguardare la continuità della monarchia, scelse di abdicare in favore del figlio Umberto II, ritirandosi in esilio.
Il commiato
28 dicembre 1947 · Alessandria d'Egitto
Il sovrano si spense il 28 dicembre 1947 ad Alessandria d'Egitto, luogo in cui aveva scelto di trascorrere il proprio esilio, a circa un anno e mezzo di distanza dalla conclusione della storia del Regno d'Italia. Le cause del decesso non sono specificate nei documenti storici a disposizione. I suoi resti mortali sono custoditi all'interno del santuario di Vicoforte.
- Wikidata (Q150642)
- Wikipedia
- Wikidata · Q150642
Foto: Fabio Daziano, via Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 · Fonte