Michele Sindona
Michele Sindona, nato a Patti l'8 maggio 1920, è stato un banchiere, faccendiere e criminale italiano, la cui complessa vicenda rappresenta uno dei capitoli più oscuri della storia finanziaria e politica del Paese. Nei primi anni Sessanta avviò la sua ascesa nel settore bancario rilevando la Banca Privata Finanziaria, istituto che in seguito si fuse con la Banca Unione. In quel medesimo periodo, grazie all'incontro con l'allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, Sindona strinse rapporti di collaborazione con lo IOR, consolidando un potere economico che a metà degli anni Settanta lo portò a disporre di un patrimonio stimato in oltre mezzo miliardo di dollari.
La sua parabola finanziaria internazionale, culminata nel 1972 con l'acquisizione della Franklin National Bank, si interruppe bruscamente con il dissesto e la conseguente bancarotta fraudolenta dei suoi istituti. Sindona fu una figura centrale in trame di potere e criminalità organizzata: risultò iscritto alla loggia massonica P2 e mantenne accertati legami con Cosa nostra e la famiglia Gambino negli Stati Uniti. Coinvolto anche nella vicenda legata a Roberto Calvi, fu infine condannato alla pena dell'ergastolo in quanto riconosciuto come mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli.
Il commiato
22 marzo 1986 · Voghera
Michele Sindona è deceduto il 22 marzo 1986 a Voghera, a causa di un avvelenamento da cianuro di potassio somministratogli tramite un caffè mentre si trovava recluso nel supercarcere locale. Dopo due giorni di coma profondo, il decesso è avvenuto presso l'ospedale della città lombarda. Le sue spoglie riposano all'interno del Cimitero Monumentale di Milano.
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