Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi è stata una delle più grandi pittrici del Barocco italiano e la prima donna ammessa all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Figlia del pittore Orazio Gentileschi, assimilò la lezione di Caravaggio sviluppando un linguaggio personale di forte intensità drammatica e realismo. Le sue eroine bibliche e mitologiche, dipinte con potenza fisica e psicologica inedita per l'epoca, sono diventate icone della storia dell'arte. Tra i suoi capolavori figurano "Giuditta che decapita Oloferne" (Uffizi), la "Susanna e i vecchioni" e l'"Autoritratto come allegoria della Pittura". Attiva tra Roma, Firenze, Venezia, Napoli e la corte inglese di Carlo I, conobbe un successo internazionale raro per una donna del Seicento. La sua vita, segnata dal processo per stupro contro Agostino Tassi, ne ha fatto anche un simbolo di emancipazione e talento femminile.
Il commiato
Napoli
Artemisia Gentileschi morì a Napoli, città dove aveva trascorso gli ultimi e prolifici anni della sua carriera; le fonti collocano la scomparsa intorno al 1653, in data non certa. Fu sepolta nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini a Napoli, dove una lapide recava la semplice iscrizione "Heic Artemisia". L'edificio fu demolito nel XX secolo e le sue spoglie andarono disperse, sicché oggi non esiste una tomba visitabile.
Per volontà della famiglia non esiste un luogo di sepoltura accessibile al pubblico. La memoria, qui, resta affidata alle opere e all'ascolto.